04Gennaio

FIGLI DELLA LUCE

FIGLI DELLA LUCE

Non mi piace molto parlare di esperienze personali quando insegno, perché non dimentichiamoci che lo yoga è una scienza, che applicata al corpo dona certi risultati, non è magia o viaggi mentali conditi da visualizzazioni astrali.

Certo è, che per insegnare qualche cosa, dobbiamo averla fatta nostra, altrimenti rimane solo teoria, e come diceva il maestro dell’Ashtanga Vinyasa, Pattabhi Jois, lo yoga è 1% teoria, 99% pratica, e per pratica, non si intende solo asana, ma anche yama e niyama, ossia le attitudini, che per quanto al mondo moderno non piacciano, non si possono tralasciare, per comodità dell’ego, ma non è questo che voglio approfondire ora. Quello di cui voglio parlarti è l’esperienza diretta che ho sentito profondamente in una meditazione, prima di scrivere questo articolo. 

Come sai, o forse no se mi leggi per la prima volta, in questo anno yogico, stiamo trattando un argomento a me molto caro, ossia “l’amor proprio”. L’ego nel mondo dell’illusione, ha sempre due o anche più facciate, una che dice “tu non sei nulla, non sei capace, non sei abbastanza” un complesso psicologico, alimentato ancora di più da un società alienante, che sempre sottolinea le mancanze; sei troppo magro, sei troppo grasso, ti serve la crema anti tutto: cellulite, rughe, smagliature, se hai 70 anni ne devi dimostrare 50, se ne hai 20 ne devi dimostrare 30, se vivi in città è meglio la campagna, se vivi in campagna sei uno sfigato è meglio vivere in città.

Insomma, il mondo esterno, diciamoci la verità, non aiuta a coltivare l’amor proprio, ma solo desideri che non saranno mai soddisfatti, perché appartengono al mondo terreno. Ma poi c’è un altro aspetto dell’ego, e questo lo possiamo vedere, aimè, in certi falsi Guru contemporanei, che alimentano il senso dell’Io, chi si schiera dalla parte di quello che deve vincere i cattivi, i portatori della verità, esempio tipico i politici, “io farò il bene” io, io, io… Io meglio di altri, io meglio di tutti, io posso di più e via dicendo, un paragone continuo per autoconvincersi di essere degni e stimabili per questa vita.

Ti sei accorto che in tutto questo c’è sempre un opposto? C’ è sempre qualcuno che è meglio o peggio “di”, qualcuno giusto e qualcuno sbagliato, insomma c’è sempre più peso da un lato della bilancia, e come la fisica ci insegna, questo non porta a nessun tipo di equilibrio. La parola sanscrita Yoga significa unione, un centro, al di la degli opposti, al di la dei veli, dove tutto è una manifestazione della luce cosmica, dove tu sei fatto delle stesse particelle di cui è fatto un rospo, un cane, un fiore, un delinquente, una stella, una rosa, un ruscello, quello che cambia è la densità, la quantità delle particelle, ma la sostanza di base è la stessa, atomi, elettroni, protoni neutroni.

Quindi non è tutto perfetto e bello cosi? In questo tutto ci sei incluso anche tu!  Non è forse tutto manifestazione della stessa coscienza, e quindi anche noi stessi? Piu’ rimaniamo centrati, più siamo e restiamo coscienti, più scopriamo, attraverso l’esperienza diretta, quanto siamo amorevoli, perfetti, degni di una vita meravigliosa e lucente. Comprendiamo, non a livello mentale, ma attraverso la pratica, che la magia è già insita in noi, in quanto esistiamo come la luce, come ogni forma animata e non, e non siamo meglio o peggio di, ma parte della stessa sostanza, in più abbiamo libero arbitrio: possiamo pensare, fare, dire ciò che vogliamo, creando conseguenze più o meno favorevoli.

L’errore più grande è pensare di essere sbagliati, Yogananda diceva: il peccato più grande è pensare di essere dei peccatori e aggiungerei, la bruttezza più grande è pensare di non essere meravigliosi. Certo non basta leggerlo, perché nel nostro retaggio inconscio ci sono condizionamenti di vite passate, di questa vita, dell’educazione famigliare e sociale che abbiamo ricevuto, e che come detto prima, difficilmente qualcuno ti ha fatto credere di essere divino, a meno che non hai avuto la fortuna di nascere in una famiglia di illuminati. 

Quando entriamo in una pratica profonda, attraverso il corpo, attraverso il respiro, attraverso la focalizzazione della mente, comprendiamo che noi siamo figli di quella luce manifesta e immanifesta, siamo onde di questo oceano infinito che è la vita, e che se anche a tratti siamo illusi da essere separati, diversi da tutto, nostro è il compito di risvegliarci e manifestare la grandezza interna di cui siamo fatti.

Basta pensare in piccolo, basta pensare che sei figlio di due genitori terreni, sei figlio della vita stessa, sei figlio dell’Universo e come diceva il mio Guru, sei l’erede del tutto. Sono parole che vanno sperimentate e non basta con una sola bella meditazione incarnare tutto ciò, ma la pratica ci insegna la costanza,  la pazienza, ci insegna l’errore, che è sacro, anche se si chiama cosi. Ci insegna che quando siamo nella sofferenza, nella bruttezza, quando ci sentiamo piccoli ed impotenti è perchè stiamo vivendo nell’illusione, separati dal nostro vero Sé che è divino!

Sei pronto ad iniziare l’anno con il botto? In questo mese ci focalizzeremo sulla luce, che è la nostra natura, la scopriremo dentro, per manifestarla fuori! Divertiti Sempre e per sempre perchè sei figlio della Luce, hai mai visto una luce triste?

Con grande gioia nel cuore 

Hari Om Tat Sat 

Radhika Ivanka

Assisi, 4 Gennaio 2020